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NEWS : FILOSOFIA DELLA MEDICINA
Inviato da Studio Essere il 8/6/2011 15:40:00 (1051 letture) News dello stesso autore

        FILOSOFIA NELLA MEDICINA

            

La vera temperanza e la vera salute                         

Platone dice giustamente che, in tutte le cose relative al piacere e al dolore, a differenza degli uomini stolti, il filosofo, ossia colui il quale percorre veramente la via della salute, cerca di liberare più che può la sua anima dalla comunanza con il corpo, e perciò dalla relazione con i piaceri e con i dolori, perché entrambi sono di impedimento all’attività libera dell’anima, alla contemplazione, la quale non può avvenire finché l’animo conserva una relazione condizionante con il corpo, o peggio, si protende verso di esso in modo errato ricercando il piacere..



L’anima non può ritirarsi in sé sola, non può liberarsi dall’inganno prodotto dalla visione che si produce con gli occhi sensibili, se continua a compiere atti che la inchiodano al corpo e la sprofondano in esso, ottundendola nel senso corporeo e consolidando le sbarre del carcere oscuro. L’anima deve compiere la “morte filosofica”, la separazione attiva dal corpo e purgarsi completamente da esso, altrimenti non può giungere alla visione intelligibile, alla sapienza-salute che raggiunge unicamente quando è ritirata in sé sola, nella sua realtà essenziale. Perciò qualsiasi tendenza al piacere, al “benessere”, o altrettanto, la fuga edonistica dai dolori, sono profondamente contrari alla direzione filosofica e salutare di vita, che implica una rigorosa astrazione dell’anima, sia dal piacere che dal dolore, per raggiungere l’impassibilità, elemento indispensabile per procedere nell’itinerario alla salute-sapienza, attraverso l’attuazione della contemplazione, riflessa prima e immediata poi. Non vi è niente di peggio per l’anima dell’avere le stesse opinioni del corpo e godere dei suoi stessi piaceri, quando questo accade si trova nello stato peggiore, soggetta al male radicale. Quando l’anima è divenuta simile al corpo, si identifica ad esso e segue le sue inclinazioni, in tal caso ha perduto completamente se stessa e giace “morta” nella tomba-soma.

L’anima che aspira rettamente alla salute vive in modo temperante, secondo la retta temperanza, al fine di poter fruire, mediante tale condotta, delle condizioni di vita utili per il conseguimento della sapienza, la quale non può essere raggiunta se non si ottiene la purificazione completa dell’anima e la sua liberazione dal carcere corporeo, e dunque da tutte le condizioni di limitazione che impediscono ad essa di compiere puramente il suo atto, grazie al quale l’anima si stabilisce nella permanente attualità della contemplazione beatifica, di carattere divino ed eterno.
Nel Fedone, Platone parla della forma illusoria e apparente della temperanza, che il volgo comune insipiente, così come il falso medico, scambiano con la vera temperanza. La falsa temperanza consiste nel provvedere all’acquisizione del benessere sensibile, sia questo di carattere psicofisico o solamente corporeo. Il falso temperante rinuncia ad uno o più desideri, il cui soddisfacimento potrebbe avere effetti nocivi sul suo organismo corporeo al fine di conservare il piacere, o, per lo stesso fine edonistico, si adatta a subire sofferenze limitate, in vista di un benessere sensibile più profondo e prolungato. Come abbiamo visto, l’autolimitazione dei desideri e l’apparente moderazione nei piaceri, sono subordinate, finalizzate ad un unico scopo, il conseguimento di un piacere, o del piacere nel suo complesso,  questo piacere viene oggi indicato dalle varie pseudo medicine come “benessere”.

“L’unica moneta di giusto valore con la quale si hanno da barattare piaceri e dolori è la sapienza [phronesis]; se noi rinunziamo ai piaceri della tavola, non già in cambio del maggiore piacere di vivere in sanità, ma perché essi ci fuorviano dall’acquisto della sapienza [phronesis], questa solo è veramente temperanza [sophrosyne], così, se affrontiamo la morte non già per evitare un male maggiore – come chi…si uccida…, che sarebbe forza [andreia] volgare – ma… per la conquista della sapienza [phronesis], questa è la vera forza [andreia] del filosofo, [alethes areté].

Dunque, molto chiaramente, Platone distingue una vera temperanza da una falsa temperanza, si può dire che la prima caratterizza la vera medicina e la vera via alla salute, mentre la seconda qualifica la falsa medicina e la falsa via alla salute.
Dunque solo la pratica della retta temperanza permette di attuare una vita in accordo con la Natura, mentre tutti gli indirizzi alla falsa temperanza indicano una condotta contro natura, nonostante le affermazioni diverse in merito, afflitte da un’ignoranza ingannevole. Per risanare l’uomo occorre restituirlo alla vita che attua la sua natura, il suo bene, la sua vera salute, pertanto occorre educarlo fin dal principio alla retta temperanza, rettificando in lui ogni indirizzo volto alla falsa temperanza. Ma nelle false medicine, e anche nella naturopatia, non vi è alcuna indicazione alla retta temperanza, perché non vi è alcun indirizzo retto alla salute. La retta temperanza è praticata regolarmente solo nel contesto della medicina tradizionale, religiosa o filosofica, nella quale l’uomo è condotta senza inganno alla sua vera salute.

(Tratto da Ars Medica n. 3)

 

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