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NEWS : medicina naturale
Inviato da Studio Essere il 20/2/2012 10:50:00 (1295 letture) News dello stesso autore

Attaccare o fuggire fanno parte dello scontro. Quello che non appartiene alla lotta è restare paralizzati dalla paura.

Paulo Coelho, Il Cammino di Santiago, 1987

 

Paura - Ansia - attacchi di panico

Si tende a confondere i termini paura, attacco di panico, ansia, angoscia; è essenziale chiarire e fare distinzione fra le diverse emozioni che a volte possono essere contemporanee.
L'ansia è un eccitamento fisiologico dell’organismo, più leggero della paura e costante. Provare ansia significa sentirsi continuamente all'erta, ingigantire il valore dei fatti, vivere le situazioni con una intensità emotiva assillante e discordante con la realtà, essere troppo vulnerabili per rispondere in modo opportuno agli stimoli e alle pressioni ambientali. Occorre poter sostenere un certo grado di ansietà interna per essere creativi o anche solo per sopravvivere nel mondo con una certa sicurezza, forza, autostima.
L’angoscia è uno stato doloroso dilagante e persistente; quest’emozione intensa di dolore e insicurezza insieme si insinua nell’animo quando tutto è vissuto come immutabile, triste e sembra impossibile progettare la propria vita.
La paura e il panico li si può distinguere solo dalla presenza o meno del pericolo reale.
Per comprendere un attacco di panico è indispensabile riallacciarsi alla paura, un’emozione che ci avverte quando siamo di fronte a pericoli reali, generando risposte adeguate a proteggerci e mantenerci in salute. La paura, pur provocando sensazioni spiacevoli è un alleato importante, una spinta a mobilitarci e seguire le reazioni difensive istintuali; queste reazioni sono decisioni prese rapidamente e intuitivamente dalla mente che, per essere appropriate alla natura del pericolo, possono risultare molto diverse fra loro. E’ importante non confondere questo sentimento primordiale forte e chiaro che fa parte dell’istinto di sopravvivenza con le innumerevoli paure infondate, fobie e fantasie catastrofiche in cui intrappoliamo noi stessi nella vita di tutti i giorni.



Questi stati fobici, ansiosi e angosciosi, nella loro forma acuta diventano i cosiddetti attacchi di panico, i quali non partendo da una realtà di pericolo concreto sono da considerarsi metafore del nostro mondo interno, espressioni di un disagio di vivere, nonostante le manifestazioni sul piano fisiologico e psichico siano identiche a quelle della paura: senso di allarme, palpitazioni, irrequietezza, rigidità muscolare, sensazione di non respirare, bocca secca, nodo alla gola, gambe molli, svenimento, stordimento, tremore, vertigini, appannamento della vista, dolore al petto, nausea, perdita di controllo, paura di morire, di impazzire, di non essere più gli stessi.
Gli attacchi di panico possono svilupparsi in un determinato periodo della vita che in genere corrisponde a una fase del ciclo vitale caratterizzata dal distacco dalla famiglia d’origine e dall’acquisizione di una maggiore indipendenza. E’ un momento in cui è fondamentale la ricerca di nuove appartenenze affettive e sociali. Per favorire tale separazione, la famiglia d’origine dovrebbe costituire per l’individuo uno sfondo sicuro (ground) stabile e flessibile, mentre l’ambiente nuovo (ciò che è fuori dalla famiglia) dovrebbe essere il luogo in cui trovare altri punti di riferimento rispetto ai quali collocarsi e nuove appartenenze consistenti nelle quali identificarsi e dalle quali differenziarsi. Questo passaggio cruciale comporta la profonda ristrutturazione delle proprie appartenenze, dei propri sfondi sicuri ed espone la persona alla solitudine e alla propria vulnerabilità. Le appartenenze sono parte significativa del ground che sostiene l’organismo. Pertanto, quando questo è instabile l’organismo è esposto alla possibilità di crolli improvvisi e conseguentemente all’esperienza dell’attacco di panico. Il soggetto che soffre di attacchi di panico è sospeso fra appartenenze passate che non lo sostengono più e appartenenze future che non lo sostengono ancora. L’insorgenza dell’attacco di panico coincide spesso con un cambiamento significativo all’interno delle proprie appartenenze. Questo può avvenire secondo due modalità:
-  una perdita, indipendentemente dall’intenzione del soggetto. Può trattarsi di un drastico cambiamento di contesto, una perdita affettiva importante o l’improvvisa scoperta di una profonda solitudine affettiva;
-  la persona evolutivamente si separa da appartenenze acquisite (in questo caso l’attacco di panico è sintomatico di una troppo rapida evoluzione in corso).

L’imprevedibilità che caratterizza l’insorgenza degli attacchi di panico è un’esperienza che crea spesso un forte disorientamento. Infatti, l’individuo può sentirsi smarrito nello sperimentare una perdita di autonomia in una fase del ciclo vitale in cui si sta muovendo verso un’autonomia maggiore. Di conseguenza, la persona vive in modo frustrante e doloroso questa improvvisa diminuzione dell’indipendenza. L’essere soli e smarriti di fronte alla complessità del mondo è un’esperienza che richiede sia il sostegno dei legami affettivi che di quelli sociali. Proprio in questi casi chiedere un aiuto terapeutico significa accettare la momentanea incapacità di sostenersi e proteggersi nelle diverse situazioni. La psicoterapia ha lo scopo di:

  • Aiutare la persona a comprendere i motivi profondi del sintomo e riacquisire una sana e salda capacità di autonomia.
  • Sviluppare il potenziale creativo e la fantasia per ridurre le inibizioni, liberare le capacità inespresse, il coraggio di fare delle scelte interessanti per sé.
  • Acquisire con il lavoro corporeo una nuova sensibilità per entrare in contatto con le proprie esperienze traumatiche e divenire consapevoli della propria forza.
  • Rinunciare ad usare la malattia per controllare la vita altrui e assumersi la responsabilità di riconoscere e rispettare i propri bisogni.

(Da istitutomedicinanaturale.it)

"Un uomo è ricco in proporzione al numero di cose delle quali può fare a meno"

occhio

"Acqua che non si aspetta / altro che benedetta / acqua che porta male / sale dalle scale / sale senza sale sale / acqua che spacca il monte / che affonda terra e ponte"

La canzone, o per meglio dire la poesia, di Fabrizio De Andrè ci ricorda un passato che è tornato prepotentemente, proprio in questi giorni, a scuotere le nostre coscienze e non solo.

Il 4 novembre scorso, città e paesi che prima erano mete turistiche peraltro molto ambite sono diventati villaggi fantasma. Il fango ha seppellito tutto compresi i ricordi e i risparmi di una vita, magari di sacrifici.

n ogni catastrofe naturale che si rispetti, è l’ora del rimpallo delle colpe. Il WWF parla di urbanizzazione selvaggia, Greenpeace punta il dito contro le emissioni di gas serra (secondo i dati riportati dal rapporto degli scienziati del Ipcc, Intergovernmental Panel on Climate Ch’ange, c'e' una probabilità pari al 66% che gli eventi estremi siano già peggiorati a causa dei gas serra prodotti dall'uomo), il sindaco si difende e molti (come avviene sempre in Italia) continuano a sostenere "lo dicevo io che prima o poi sarebbe successo".

Si dice che le cause principali di un alluvione siano, essenzialmente, due, la pioggia e l’incuria del territorio. Io ne aggiungerei una terza: il disinteresse e il non rispetto di ciò che ci circonda.

Sì, perché si fa presto a dare tutte le colpe alla Natura, a cavarsela con le frasi di circostanza che l’ambiente è ormai stanco e ci sta facendo pagare il conto. Qui non si tratta più di perdere tempo a trovare un capro espiatorio. L’unica cosa da farsi si può riassumere in una sola parola: CAMBIAMENTO.

Inquinamento, disboscamento selvaggio, consumismo sfrenato sembrano essere diventate le password per accedere a nuovi e più allettanti programmi.

Documentandomi, in merito, sul web mi ha colpito molto la frase di un grande poeta e scrittore  Henry Thoreau, che scriveva: "Un uomo è ricco in proporzione al numero di cose delle quali può fare a meno". E' una gran bella verità, forse però, nella società odierna, un po’ troppo difficile da mettere in pratica.

Che cosa significa, quindi, un'inversione di rotta?
Innanzitutto, significa rendersi conto che l'uomo non vive in un contesto isolato, ma in mezzo a tanti altri uomini. Per questo è importante ricorrere a due principi fondamentali: il rispetto e la solidarietà. E' solo con il rispetto che io posso essere davvero libero e rendere liberi anche gli altri ed è nell’aiuto reciproco che tutto questo si realizza.

E per chi non sa bene ancora che cosa siano nel concreto questi nuovi stili di vita (o, meglio, forse fa finta di non saperlo) la Commissione "Nuovi Stili di vita" della Diocesi di Padova offre, in merito, alcune interessanti coordinate: recuperare un nuovo rapporto con le cose, cercando di evitare lo spreco, ma facendo tesoro di ciò che abbiamo, creare un nuovo rapporto con le persone, dando valore alle relazioni umane e costruendo rapporti interpersonali di rispetto anche nella diversità, instaurare un nuovo e corretto rapporto con la Natura, rispettandola e avendo per lei particolare cura. Infine abbiamo bisogno anche di recuperare un nuovo rapporto con la mondialità, senza chiuderci nel nostro campanilismo ma vedendo sempre l’altro come un arricchimento umano per la nostra esistenza.

Se, nella nostra vita, riuscissimo a prestare ascolto anche a uno solo di questi consigli, usciremmo, ogni giorno, dalle nostre case con un sorriso perché avremo davvero aiutato il nostro pianeta a crescere.

Riflessione scritta a quattro mani da:

Maria Assunta Bordon
Amministratore e direttore didattico dell'Istituto di Medicina Naturale

Enrica Papetti
Ufficio stampa dell'Istituto di Medicina Naturale

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