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NEWS : Articoli medicina psicosomatica
Inviato da Studio Essere il 30/3/2011 21:10:00 (36379 letture) News dello stesso autore

Medicina Psicosomatica

Lacordesensible-magritte

Sin dai tempi di Ippocrate alcuni medici erano convinti dell’esistenza di una relazione mente-corpo, ma l’avvento della psicoanalisi portò al pieno sviluppo questa idea e favorì l’emergere della Medicina Psicosomatica come movimento organizzato.

L’importanza degli eventi di vita nei confronti della salute ha sempre avuto un riconoscimento in medicina e venne teorizzata per la prima volta in psicologia da Breuer e Freud negli “Studi sull’isteria” (1892-95).

L’ottica psicosomatica interpreta la malattia come linguaggio del corpo e il sintomo come messaggio di un disagio della persona. Questo messaggio viene letto secondo la cronologia della storia personale nell’ambito familiare e ambientale, cogliendo l’analogia tra la funzione dell’organo colpito e la funzione psichica corrispondente ivi rappresentata simbolicamente. In parole più semplici: la mente non risolve un conflitto (perché l’individuo non riesce, perché non vuole, perché non può..) e demanda tale nodo da sciogliere al corpo, affinché lo compensi. Tuttavia il corpo si fa portatore del disagio fintanto che riesce a sopportarlo, dopodiché giunto ad un culmine, lancia segnali di aiuto (sviluppo del sintomo). Imparare a leggere il sintomo significa cercare di risolvere i propri conflitti e superarli ritrovando un giusto benessere.

Insonnia

Capelli: calvizie e alopecia

Alitosi

Aerofagia e meteorismo

Disturbi agli occhi

Patologie tiroidee

Iperidrosi

L'allergia..alcuni significati psicosomatici

Il mal di testa..elementi di riflessione

Malattie respiratorie: l'asma 



Insonnia

insonnia Chi soffre di questo disturbo è solitamente un soggetto sempre in movimento durante il giorno sempre impegnato, con notevoli difficoltà a delegare e a staccarsi da pensieri che circolano continuamente nella sua testa. L'insonne non riesce assolutamente a lasciarsi andare neppure di notte e tenta di portare con sé nel mondo del sonno, tutto quello che appartiene alla sua esistenza diurna. Ha comunque molti volti, ma esistono elementi comuni: insoddisfazione ed attese. L'insoddisfazione riguarda i problemi quotidiani, angoscia di non essere all'altezza, affetti che non "guardiamo". C'è sempre un timore a lasciarsi andare; indica debolezza e vulnerabilità (uomo); diventa sinonimo di sudditanza e prevaricazioni (donna). Nelle ore diurne sempre c'è movimento, non riesce a staccarsi dalle cose anche se sono deteriorate (rapporti sentimentali, amicizie, ecc.) non perde mai il controllo (aggressività e sentimenti), rimane continuamente legato al passato. Nella difficoltà a prendere sonno una "parte di noi" (l'Io) non vuole perdere il controllo perché teme di incontrare le emozioni profonde (che durante il giorno riesce a tenere sotto controllo). Il risveglio notturno, invece, indica semplicemente che si sta realizzando quello che non si è riuscito a fare durante il giorno; rimuginare su ciò che è accaduto durante il giorno o invaso dalla tristezza, dalla rabbia e dalla paura.

 

capelli  Capelli: calvizie e alopecia

La perdita irreversibile parziale o completa dei capelli è detta calvizie (maschile e alopecia androgenetica). Fisiologicamente, il capello e i peli in generale hanno un ciclo vitale che si articola in tre fasi: anagen, periodo di crescita del capello, che dura dai due ai sette anni; la fase catagen, che dura circa tre settimane in cui si arresta la moltiplicazione cellulare all'interno del bulbo e la fase di telogen, assenza di attività riproduttiva, che dura tre mesi circa e termina con la caduta del capello. Avvenuta la caduta del capello, la matrice provvederà a rientrare nella fase anagen ricominciando il ciclo naturale. La caduta dei capelli si manifesta quando nella fase anagenica del ciclo vitale di un capello la matrice sostituisce il capello caduto con uno di spessore inferiore o non lo sostituisce affatto. Le cause della caduta di capelli possono essere diverse: disfunzioni endocrine, squilibri del sistema nervoso, carenze nutrizionali, infezioni microbiche, stress, disturbi emotivi, dermatosi, follicoliti batteriche, fattori ereditari e trattamenti radioterapici e\o chemioterapici.
Da un punto di vista psicosomatico, la caduta dei capelli può essere letta in chiave simbolica e quindi come espressione di un preciso disagio nella persona che ne è affetta. Per cercare di comprendere meglio la lettura simbolica è utile ricorrere alla storia dell'uomo. Nelle varie culture e religioni i capelli hanno sempre avuto un significato importante: lo sciamano porta i capelli lunghi e sciolti per pregare e, danzando, entrare in contatto con il soprannaturale, gli eremiti li lasciano incolti per testimoniare il loro distacco dal mondo materiale, monaci orientali e frati cristiani si rasano il capo come atto di sottomissione a Dio. Tagliarsi i capelli è anche un modo di esprimere il lutto: Iside li tagliò alla notizia della morte di Osiride. In tutte le culture i capelli delle donne sono simbolo di seduzione. In Occidente le ragazze da marito portavano i capelli sciolti sulle spalle ad indicare uno stato libero, ma appena sposate dovevano tagliarli o legarli, nella Chiesa Cattolica le suore e le monache hanno la proibizione assoluta di esporre i propri capelli, nelle culture islamiche, soltanto i mariti ed i familiari più stretti, oltre a persone di sesso femminile, possono liberamente guardare i capelli della donna.
Cosa rappresentano allora simbolicamente i capelli e che significato, a livello profondo, può assumere per un individuo la perdita degli stessi?  
Il taglio dei capelli, fino alla rasatura completa, ha sempre avuto, nella tradizione religiosa e culturale, il senso di sacrificio o anche di mutilazione di alcune virtù dell'essere umano, fino al significato estremo di perdita della propria identità profonda.
Possiamo affermare che i capelli hanno in sé delle qualità spirituali, rappresentano il contatto dell'uomo con il divino e sono simbolo di energia vitale. La perdita dei capelli può essere legata ad un vissuto profondo di perdita, un lutto sia reale che percepito come tale, che comporta un desiderio inconscio di regressione al periodo in cui si era neonati (con pochi capelli), completamente dipendenti dalle cure materne, bisognosi di accudimento da un punto di vista affettivo. Tornare bambini per farsi amare e dare tenerezza.
Per una donna perdere i capelli è molto drammatico, mette in crisi la sua identità femminile, per gli uomini lo è meno, molti infatti accettano la loro nuova immagine in maniera forse rassegnata, ignorando così i segnali che arrivano dal proprio vissuto emotivo e dal profondo di sé.

 

Alitosi: un soffio pesante

I principali colpevoli dell’alto cattivo sono i batteri che provocano la fermentazione di residui di cibo tra i denti, poi si aggiungono il fumo, le bevande alcoliche e una dieta ricca di alcune sostanze particolarmente odorose (aglio, cipolla, ecc.). Se la dieta è innocente, l’igiene orale corretta e la bocca è ok anche per il dentista, l’alitosi può dipendere da una malattia temporanea, come il raffreddore, ma anche dall’intestino pigro.

La lettura psicosomatica L’alito cattivo denuncia un inconscio tentativo di tenere a distanza gli altri. La bocca è il luogo dell’intimità per eccellenza. L’alitosi spesso si lega a disturbi intestinali: chi ne soffre tiene dentro sé tutto cioè che ritiene sporco, cattivo, da nascondere. Aggressività compresa. Il cattivo odore della bocca denuncia qualcosa che ristagna e del quale non vogliamo liberarci perché ne abbiamo vergogna: l’espressione della rabbia, ad esempio, è generalmente ritenuta una modalità inopportuna di emozionarsi, specialmente per la donna e dunque si tende a reprimerla. Contenere un’energia che invece dovrebbe uscire fuori significa obbligare noi stessi a tacere e questa tensione, con il tempo, ristagna nella pancia e si accumula finché non succede qualcosa che la fa buttar fuori, più o meno violentemente.   

Sarebbe opportuno imparare a non dividere gli aspetti del nostro carattere in buoni e cattivi, a non vivere una facciata pubblica del tutto diversa dalla nostra interiorità. Capire che in noi si agitano diverse forze, ma tutte con una valenza positiva. Meglio manifestare la rabbia quando la proviamo, che racchiuderla dentro di noi e lasciare che “irrancidisca”.

 

AEROFAGIA E METEORISMO: la pancia fa sentire la sua voce

panciaLa deglutizione dell’aria, l’aerofagia è un disturbo frequente dovuto a cause molteplici come mangiare in fretta, masticare chewin gum, bere bibite gassate e zuccherate in grandi quantità. Anche le persone ansiose, che deglutiscono spesso a vuoto possono soffrire di questo fastidio. Il risultato: pancia gonfia e meteorismo, cioè accumulo d’aria nell’intestino. A volte il meteorismo può dipendere dalla stitichezza, da uno stomaco che impiega molto tempo a svuotarsi provocando la fermentazione dei cibi, o da difficoltà digestive nell’intestino, dovute a una dieta troppo ricca di zuccheri e cellulosa o a infiammazioni.

La lettura psicosomatica. La pancia è un cervello più basso (the second brain), che metabolizza i nostri bisogni più profondi, le pulsioni primordiali, quelle cioè che di solito la testa non riesce a controllare. Il cervello assimila le impressioni sul piano non materiale, l’intestino tenue assimila le impressioni materiali. La pancia che brontola fa sentire la sua voce, a dispetto del nostro bisogno di tacitare gli istinti. Aerofagia e meteorismo sono tipici di chi rinvia gli incontri con se stesso, di chi non ha mai il coraggio di affrontare i problemi. Spesso si tratta di persone educate, formali: il cervello alto mantiene il controllo, mentre in quello basso è in atto una guerra.

È utile imparare a tirare fuori la voce della pancia, ad esempio dicendo ciò che si pensa senza la paura di esser giudicati o di contravvenire a qualche regola sociale, morale o di galateo; non rinviare, ma affrontare gli eventi nel momento in cui si presentano: soprattutto conflitti o discussioni. Trattenere rabbia e frustrazione perché non si riesce a determinare la propria indipendenza di pensiero e di azione, lascia il problema irrisolto e fa “digerire” un contenuto che profondamente non è accettato e si trasforma nel nemico da debellare. La guerra in corso nell’intestino produce squilibri al punto che la normale flora batterica, cioè l’esercito in forza, si indebolisce e prolifera nelle sue forme meno sane, creando colonie più consistenti di elementi nocivi e dando ampio spazio all’attacco batterico.

Dopo i doverosi accertamenti clinici, vale la pena di indagare se vi sono intolleranze alimentari ed evitare i cibi che possono favorire la fermentazione intestinale, tipo cipolle, legumi, cavoli, bevande zuccherate, nonché carboidrati in eccesso e lattosio. Molto indicato l’uso di fermenti lattici anche più volte l’anno, per ricolonizzare la flora batterica del colon. E’ bene ricordare che tutto il comparto viscerale, quindi anche l’intestino, è sotto controllo del sistema nervoso autonomo, quello che registra il nostro comportamento istintivo e che reagisce allo stress. Una vita frenetica, priva di momenti di svago, dove le emozioni sono ignorate a vantaggio di un benessere soltanto materiale, potrà essere una delle ragioni per cui il nostro corpo si ribella, torcendo i propri visceri digestivi fino a farli rimbombare sonoramente.

DISTURBI AGLI OCCHI:  imparare a vedere il mondo e se stessi

occhioChi ha problemi con gli occhi o in generale con la vista, dovrebbe innanzitutto rinunciare per un giorno ai suoi occhiali o alle sue lenti a contatto e provare a vivere consapevolmente la situazione di vita chiara e onesta che si è venuta a creare. Dopo questa giornata sarebbe utile preparare un protocollo in cui viene descritto diligentemente e sinceramente il "modo in cui si è visto e vissuto il mondo", ciò che si è potuto o non potuto fare, gli impedimenti che si sono verificati e come si è riusciti a cavarsela con l'ambiente circostante. Si scopriranno cose interessanti, ottenendo materiale a sufficienza per imparare a conoscere meglio il proprio modo di vedere il mondo e se stessi.

Per la medicina psicosomatica i disturbi oculari indicano in generale che la persona non vuole o non riesce a guardare un conflitto che ha davanti agli occhi. I motivi di ciò sono molteplici: l'egocentrismo che impedisce di conoscere se stessi, la paura di vedere la realtà ignorando i fatti che capitano, l'uso improprio della vista per capire meglio le cose, probabilmente eccedendo nell'analisi degli accadimenti. C'è infatti differenza tra il distogliere lo sguardo per non voler vedere e lo sforzo di arrivare più in profondità per cercare di scandagliare al massimo ciò che si guarda. Un esempio frequente sono le manifestazioni infiammatorie oculari improvvise e spesso recidivanti, tipo orzaiolo o calazio o congiuntivite, che provocano dolore e la necessità di chiudere gli occhi: si sta vivendo una situazione conflittuale che genera rabbia e frustrazione, che si vede ma non si vuole affrontare.  E' importante ricordare che l'apparato visivo è composto da un organo doppio, l'occhio appunto, il quale è una vera e propria estroflessione del sistema nervoso, una parte del nostro cervello "portata all'esterno". Ogni individuo è dotato di questo meraviglioso strumento pensante e curioso che offre la possibilità di godere di immagini straordinarie e talvolta sottovalutate, che passano "sotto gli occhi" velocemente e spesso vengono frettolosamente considerate.  

Imparare a guardare significa aprire la propria mente critica, anche accettando quel che piace meno ma che fa parte delle cose della vita, compresi i difetti o le situazioni sgradevoli e infine scegliendo consapevolmente come "vedere", cosa tenere nella memoria delle immagini e ovviamente come costruire dentro di sè una "forma di pensiero" completa e obbiettiva: la forma del proprio essere. Guardare con gli occhi di un bambino, avere una svista, mettere a fuoco, gli occhi parlano, avere un occhio di riguardo, lo sguardo profondo, avere un occhio critico sono alcuni modi di dire tipici del linguaggio umano che possono aiutare a riflettere sui comportamenti di ognuno di noi e guidarci nel confronto costruttivo. 

 

PATOLOGIE TIROIDEE: CAPACITA' DI ESPRIMERE I PROPRI DESIDERI 

tiroideLa tiroide è una ghiandola endocrina, che sintetizza e immette nel circolo sanguigno principalmente due ormoni, la Triodotironina (T3) e la Tiroxina (T4) che per essere prodotti necessitano della presenza di Iodio e la Calcitonina, ormone implicato nella regolazione di Calcio e Fosforo. La sintesi e la secrezione di queste sostanze è controllata da ghiandole presenti nel cervello, ipotalamo e ipofisi, che secernono rispettivamente TRH e TSH e permettono di adattare la produzione degli ormoni sulla base delle richieste dell'organismo.

Gli effetti principali degli ormoni tiroidei sono: l'aumento del metabolismo nella sua totalità e la stimolazione della crescita nel bambino. Sono indispensabili per tutte le sintesi degli ormoni proteici, di molte vitamine, per la maturazione e lo sviluppo del sistema nervoso centrale e autonomo, per lo sviluppo somatico e sessuale dell'individuo e per il mantenimento dell'omeostasi corporea (equilibrio e bilancio dei parametri vitali)

Gli ormoni tiroidei svolgono anche un'azione di neuromodulazione sulle catecolamine (dopamina, adrenalina, noradrenalina) prodotte nel cervello, nelle terminazioni nervose del sistema simpatico e nel surrene. Ciò permette all'organismo di reagire agli stress con aumento della gittata cardiaca e incremento del metabolismo cellulare (es. reazione di fronte ad un pericolo). E' dunque accertata l'influenza di queste sostanze sul comportamento e sull'equilibrio neuropsichico della persona: affettività, tono dell'umore e processi cognitivi. Reazioni emozionali come gli stati di estrema eccitazione e di ansietà possono alterare la loro secrezione.

Se gli squilibri perdurano nel tempo, la tiroide manifesta una serie di patologie che riconoscono diverse cause e che molto genericamente vengono suddivise a secondo dell'alterazione della quota di ormoni tiroidei circolanti (Ipotiroidismo, Ipertiroidismo e Tiroiditi, infiammazioni della ghiandola senza alterazione della sua produzione ormonale che successivamente evolvono in iper o ipotiroidismo). Patologie tiroidee possono essere generate anche da grave carenza o eccesso di Iodio negli alimenti o nell'acqua che si assumono con la dieta (es. gozzo endemico).

Lettura psicosomatica. La localizzazione anatomica stessa della ghiandola tiroidea alla base del collo, nella zona della gola, richiama quegli aspetti della coscienza legati all'esprimere e al ricevere. L'espressione riguarda sia l'esposizione a parole della propria verità, sia il manifestare in modi differenti ciò che realmente si è (ad esempio mettendo in atto lo spirito creativo). Significa anche dire che cosa si desidera o che cosa rende felici, magari aspettandosi di ottenerlo ed essere pronti ad accettarlo. Tutto questo significa capacità di ricevere, sia le cose materiali che l'amore e ciò si assimila soprattutto attraverso una relazione armonica tra madre/figlio o addirittura  madre/feto.   Nelle patologie tiroidee c'è un coinvolgimento molto stretto con il tema del materno: il vissuto personale è angosciante e caratterizzato da una figura di madre abbandonica che però non si "vuole mettere in discussione" ma che si contesta  attuando una profonda ribellione che sovverte "intimamente" e che fa buttare all'aria le regole della vita. Questa decisione sovversiva comporta conseguenze opposte, poiché a livello funzionale si può generare sia una risposta esuberante (ipertiroidismo) che una situazione di rinuncia (ipotiroidismo).

Nell'ipertiroidismo la persona decide di non esprimere se stessa ma la tensione interiore preme per venir fuori, generando accelerazione del ritmo naturale con insicurezza (diarrea, sudorazione) e incapacità di sentirsi nutrito (dimagrimento). Qualcosa vuole uscire a tutti i costi a livello della gola (gozzo) e degli occhi (esoftalmo) e la persona vorrebbe esprimersi per quello che veramente è ma non si sente amata (disturbi del ritmo cardiaco e della pressione) e svolge un'azione di autocontrollo che non lascia libertà di essere.      Nell'ipotiroidismo viene causato un danno metabolico che porta ad una diminuzione di energia, dunque di calore prodotto. L' atteggiamento mentale è poco vitale, manca l'iniziativa di autonomizzarsi e di crescere, poiché si pensa di non meritare qualcosa o si è frenati a causa di imperativi sociali, oppure non si agisce per non dispiacere qualcuno o più spesso per paura di poter essere meno amati. Si può affermare che la persona ha deciso di non esprimersi in seguito a qualche dolore che riguarda l'area degli affetti, di chi le sta più a cuore. Decisione che può coinvolgere altri aspetti della vita, come la sessualità e la liberta di essere se stessa.

 

 IPERIDROSI: CONTATTO NO GRAZIE

iperidrosiIl sudore è un liquido trasparente prodotto dalle ghiandole sudoripare che presenta caratteristiche diverse secondo le condizioni fisiologiche dell’organismo. Esso contiene un antibiotico naturale, è leggermente salato e di reazione acida ed è costituito da acqua, una composizione di sali e per poco più dello 0,5% da sostanze solide inorganiche (cloruro di sodio) e organiche (urea).  Il sudore ha diverse azioni: mantiene la pelle umida e la difende, perché insieme al sebo costituisce il mantello idrolipidico e mantiene acido il pH cutaneo; regola la temperatura corporea grazie alla fase di evaporazione della sua componente acquosa; aiuta ad espellere dall’organismo notevoli quantità di sostanze di rifiuto ed inoltre rappresenta uno degli strumenti che il corpo adotta per farsi riconoscere dall’ambiente esterno, come per gli animali.

Quando la quantità di sudore prodotto dall'organismo supera le richieste di regolazione della temperatura corporea, si parla di iperidrosi, fenomeno che non conosce stagionalità e non è necessariamente legato alla temperatura ambientale. Le ghiandole sudoripare in tali casi sono eccessivamente reattive agli stimoli nervosi che ricevono dal cervello e che le inducono a produrre sudore, con un odore particolarmente intenso (osmidrosi) o particolarmente acre (bromidrosi), causati principalmente dalla modificazione chimica del sudore che favorisce la moltiplicazione dei batteri sulla pelle, responsabili della fermentazione. Il problema dell’iperidrosi insorge in genere con la pubertà, raramente prima, e prosegue tutta la vita, con una certa riduzione d’intensità secondo determinate condizioni psico-fisiologiche, ma i motivi dell’eccessiva sudorazione non sono completamente chiariti, poiché sussistono una serie di concause fisiche e psichiche.

Quando sono presenti disturbi patologici come ipertiroidismo o altre disfunzioni del sistema endocrino, l’obesità o alcuni squilibri ormonali anche fisiologici come la menopausa e la produzione di sudore risulta alterata e dipende chiaramente da una causa scatenante, si parla di iperidrosi secondaria. Altre cause, in casi limitati, possono essere alcolismo, neuropatie derivanti da diabete, alcune carenze iatrogene e alcuni tipi di tumore.

 

Frequentemente però la causa è lo stress psicoemotivo provocato dalla consapevolezza di avere “qualcosa che non va” e in questo caso l’iperidrosi è detta primaria. La ricerca si orienta allo studio del sistema nervoso neurovegetativo in relazione a stimoli ambientali, gastrointestinali ed emotivi.
Numerosi studi psicologici hanno evidenziato come il disturbo sarebbe tipico di persone ansiose ed eccessivamente emotive, con difficoltà ad accettare il loro ruolo nella società. Tale ipotesi psicoanalitica sottolinea come questi soggetti tendano, pur angosciati da questo disturbo, ad usarlo come alibi per evitare il coinvolgimento con l’altro. L’ipotesi psicosomatica invece, vede l’iperidrosi da una parte come un tentativo simbolico di tenere alla larga contatti indesiderati e dall’altra come una sorta di acqua che simbolicamente dovrebbe spegnere un calore emotivo interiore che si teme assai, come istinti sessuali o aggressivi che vengono repressi.
Se è la fronte a sudare, ci sono pensieri che disturbano: fantasie brucianti, violente o magari erotiche. Se invece sudano le mani, c'è anche il timore dell'altro: una mano bagnata è una scusa per non porgerla o per rendere spiacevole il contatto.

 

Gli individui sono persone passionali, capaci di grandi slanci, ma anche di terribili arrabbiature, sono ipersensibili e si infiammano con poco. Il fuoco va canalizzato, non represso. Concedere a se stessi dei momenti per dare slancio ai propri impulsi passionali, nel lavoro e nella vita affettiva, senza preoccuparsi troppo di quello che diranno gli altri, previene dal pericolo di un contenimento che produce gravi forme d'ansia.

 

 

CURIOSITA’ SCIENTIFICHE

L'odore di una persona è come un'impronta digitale: un gruppo di ricercatori, provenienti dalla Bristol University, University of Vienna e dall'Indiana University, ha scoperto un metodo che permette di analizzare le tracce di odore che ogni persona emana - e lascia alle sue spalle.
La "fragranza umana" (thermal plume), facilmente individuabile dai segugi anche a chilometri di distanza, è riconducibile a una serie di 44 elementi chimici volatili secreti dal corpo, in base alla combinazione dei quali le persone possono essere identificate. Gli scienziati sono riusciti a sviluppare una tecnica che facilita il "prelievo" dell'odore senza contaminazioni, e la sua analisi attraverso un "naso elettronico" capace di scinderne ogni componente.
"È risaputo che gli animali sono in grado di comunicare tramite l'odore. Possono anche sentire la presenza di un corpo sotto un edificio, e comprenderne lo stato. Gli uomini hanno perso questa capacità di odorarsi così accuratamente, ma adesso possiamo usare la tecnologia per farlo. L'odore del corpo, umano o animale, identifica il singolo esattamente come le impronte digitali, a prescindere dall'alimentazione o da qualsiasi altro fattore, è determinato geneticamente e dipende da alcuni geni per proteine connesse col sistema immunitario

 

ALLERGIA: aggressività divenuta materia

allergiaL'individuo allergico tende a non manifestare l'aggressività, poichè lo ritiene un aspetto buio del carattere umano e non invece un sentimento che ben riposto ha un'importanza fondamentale nel processo di costruzione armonica dell'Io personale. L'atto "aggressivo" infatti rappresenta il coraggio, la capacità dell'individuo di affermare le proprie istanze nei confronti del mondo esterno. Un'allergia cronica e ricorrente è come una costrizione silenziosa ai danni del corpo, un modo di tacitare l'impulso reattivo alla scelta e all'autodeterminazione, per timore di relazionarsi apertamente con gli ambienti di vita che possono generare conflitti. Il non voler "discutere" o "l'amor di pace" molto spesso rappresentano la scusa che maschera l'incapacità di autodifesa, cui sottende una profonda inconsapevolezza del "buio di vita" in cui si è immersi. Qualcuno, o qualcosa, impedisce il confronto libero e aperto (disturbi respiratori); le paure insieme ai condizionamenti di tutto ciò che sta fuori da sé sono così grandi che si preferisce evitare lo scontro e contenere le proprie tensioni fino a farle emergere prepotentemente (attacchi allergici: carico energetico che non può più essere contenuto ed esplode)

 

IL MAL DI TESTA: il fisico e il mentale hanno perso contatto   emicrania

Nella nostra testa immettiamo quantità infinite di dati, sia volontariamente perchè dobbiamo immagazzinare ricordi che indirettamente poichè la mente si fa crogiolo di immagini, sensazioni e pensieri che nel nostro vivere quotidiano assorbiamo.

Quale significato potrebbe avere dunque un disturbo legato a questo distretto corporeo: forse ci si sta rompendo la testa per qualcosa? Oppure si sta tentando di sciogliere un dilemma "rompicapo" o ancora si è talmente fissati circa una situazione che si cerca di sfondare il muro con la testa (rigidità di vedute)? Gli elementi di riflessione sono molteplici: chi soffre di "mal di testa" è solitamente una persona che cerca di sostituire l'azione con il pensiero, un individuo insomma troppo cerebrale che si è dimenticato della propria componente più fisica ed istintuale. Sembra quasi che vi sia una separazione netta tra la parte alta del corpo, cioè la mente e la parte inferiore a contatto con la terra e la materia. Il tentativo affannoso di razionalizzare, porta l'individuo ad una ricerca frenetica di soddisfazione delle proprie ambizioni (aspetto egocentrico), relegando il corpo ad un piano secondario, con conseguente insoddisfazione fisica (problematica sessuale).

L'uomo è composto da tre aspetti fondamentali e compenetrati tra loro: lo spirito, il corpo e la mente. L'equilibrio è dato dalla coesistenza di questi tre elementi in armonia reciproca. L'anima, l'istinto e il pensiero devono trovare sintonia affinchè vengano espresse tutte le istanze dell'essere umano. Quando si dilata il mentale si ridimensiona il fisico e questo è quasi "matematico": proviamo ad immaginare una persona con una grossa testa, piccole gambe e genitali microscopici. Ciò può essere una metafora esemplificativa di quanto brevemente finora detto.

 

 asmaDisturbi respiratori: l'asma e la paura di dare

Alla nascita il bambino entra in contatto con il mondo esterno attraverso il respiro: collassano i polmoni che come un mantice si aprono e si riempiono dell'aria dell'ambiente. Il "fuori" entra "dentro" e l'individuo inizia l'esplorazione di ciò che è altro da sè (esterno). Il respiro può essere considerato come l'atto di assimilazione della vita, una sequenza ritmica che permette di prendere qualcosa dall'esterno, personalizzarne il contenuto (scambio alveolare di ossigeno-anidride carbonica) e riconsegnarlo elaborato e colmo di ciò che si vuole dare, lasciandolo andare. Simbolicamente l'aria rappresenta il nutrimento vitale, una sorta di "latte cosmico" che alimenta l'individuo in crescita e curioso di ciò che lo circonda. Egli per conoscere tutto questo deve portarlo dentro di sè, compiendo appunto l'atto respiratorio nella maniera più completa ed equilibrata.

Se si analizza dal punto di vista psichico l'attacco d'asma nel bambino, esso è un vero e proprio "grido di aiuto" alla propria madre, un richiamo affinchè ella gli dia il "cibo di cui ha bisogno", il latte materno, carico di valenze certamente biologiche ma soprattutto affettive ed emotive. Presto è fatta l'analogia tra la riduzione improvvisa d'aria nelle vie respiratorie e la percezione dell'amore: paura di amare o sensazione di non essere amato possono creare una sintomatologia del genere.  

Nelle malattie respiratorie l'atteggiamento nei confronti del mondo esterno è senza dubbio conflittuale: tutto ciò che è "fuori" da sé è impegnativo perchè diverso e dunque estraneo. Esiste un problema di accettazione legata alla paura di entrare in contatto con qualcosa che non si riesce a gestire e con cui non si può entrare in relazione. L'individuo si chiude e diventa poco generoso, in qualche modo è come se volesse prendere senza dare e inconsapevolmente contiene dentro sè gran parte delle proprie aggressività. Una tensione che quando aumenta al limite poi esordisce nella ben nota "fame d'aria" tipica della sindrome asmatica, con difficoltà nell'espirazione: non "faccio uscire" il mio respiro, cioè ho difficoltà a trasmettere l'amore. La tosse, del resto, non avvicina certo le persone nè il senso di soffocamento, ma entrambi denunciano una vita priva di amore.

Nell'asmatico la tematica conflittuale è legata al rapporto dominio/sottomissione: l'atteggiamento pauroso dell'individuo, celato dietro al proprio modo di valutare, porta al rifiuto di ambienti di vita (asma allergica), di ciò che è ritenuto poco nobile o sporco o infimo. Ma non è con la distanza che si risolve la propria difficoltà di relazione con gli altri o con il mondo esterno, nè vivendo nelle proprie paure. Piuttosto è bene prendere coscienza delle capacità innate che contraddistinguono ogni essere umano e trovare un equilibrio armonico tra quanto si deve ricevere e quanto è bene dare, in uno scambio equo esattamente quale avviene tra l'aria e il sangue nei polmoni. Entrare in contatto e aprirsi al mondo è compiere dei passi verso la libertà.

 

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