Medicina psicosomatica

Data 12/3/2012 17:50:00 | Categoria: NEWS

Medicina Psicosomatica

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Sin dai tempi di Ippocrate alcuni medici erano convinti dell’esistenza di una relazione mente-corpo, ma l’avvento della psicoanalisi portò al pieno sviluppo questa idea e favorì l’emergere della Medicina Psicosomatica come movimento organizzato.

L’importanza degli eventi di vita nei confronti della salute ha sempre avuto un riconoscimento in medicina e venne teorizzata per la prima volta in psicologia da Breuer e Freud negli “Studi sull’isteria” (1892-95).

L’ottica psicosomatica interpreta la malattia come linguaggio del corpo e il sintomo come messaggio di un disagio della persona. Questo messaggio viene letto secondo la cronologia della storia personale nell’ambito familiare e ambientale, cogliendo l’analogia tra la funzione dell’organo colpito e la funzione psichica corrispondente ivi rappresentata simbolicamente. In parole più semplici: la mente non risolve un conflitto (perché l’individuo non riesce, perché non vuole, perché non può..) e demanda tale nodo da sciogliere al corpo, affinché lo compensi. Tuttavia il corpo si fa portatore del disagio fintanto che riesce a sopportarlo, dopodiché giunto ad un culmine, lancia segnali di aiuto (sviluppo del sintomo). Imparare a leggere il sintomo significa cercare di risolvere i propri conflitti e superarli ritrovando un giusto benessere.

 


 

Il sintomo è qualcosa di molto personale, che ci accompagna come un angelo custode (del desiderio), è la nostra ombra. Noi e il sintomo siamo inseparabili. Esso testimonia dell’assoluta singolarità con cui ciascuno di noi ha trovato una soluzione per tenere insieme varie componenti della propria identità, ma al tempo stesso rimuove i desideri impedendogli di accedere alla coscienza. Quanto più il sintomo è opaco per noi stessi, tanto più risultiamo ripetitivi, obbligati a compiere dei percorsi ciclici che, più lunghi o più brevi, si ripetono con le stesse caratteristiche e anche che arrivano agli stessi modi di fallimento. quando il dispiacere supera la soglia del godimento, quando il dispiacere non è più qualcosa in cui ci si rifugia, in cui ci si crogiola, ma diventa un peso, quando diventiamo un peso per noi stessi, oltre che per gli altri che pur amandoci non ci sopportano più, allora ci mettiamo in discussione.

 

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